Astrattismo Italiano Originidevi fare un tema?....Fai qui la tua ricerca!
Le prime esperienze pittoriche di tipo astratto si svolgono nell'ambiente romano del futurismo. Nei primi due decenni del secolo sono presenti artisti che lasciano forme figurative tradizionali per avviare ricerche che volgeranno verso l'astrazione.Quando si parla di arte astratta, ovviamente, non si intende schizzi decorativi o prove cromatiche: un'opera astratta necessita per lo meno di una intenzionalità specifica, se non addirittura di un programma.Roma, già dal 1909, ha un sindaco massone ed occultista, Nathan. Questo fa comprendere l'importanza che ebbero nell'ambiente romano le ricerche e gli studi in campo esoterico, filosofico e magico.I primi a documentarsi in questo senso sono i fratelli Arnaldo e Bruno Ginanni Corradini (chiamati poi rispettivamente Ginna - da ginnastica - e Corra - da correre - dal pittore Giacomo Balla) che studiarono soprattutto i testi indiani ( il Bhagavad Gîtâ, il Mahâbhârata, i sistemi dell'Hatha-Joga, dell'Hatha-Joga Pradipika, del Raja-Joga, del Gheranda Sanhita - che interessavano loro per uno studio sullo sviluppo psichico). Erano inoltre pratici di ipnotismo e occultismo; erano interessati alla teosofia e alla terapeutica suggestiva, e non tralasciarono letture filosofiche.Sono quindi i futuristi che più ebbero influenza in questo ambiente, in modo particolare sul pittore Giacomo Balla e il fotografo Anton Giulio Bragaglia.Ginna e Corra nel 1909 scrivono Metodo (pubblicato nel 1910), importante poiché può essere considerato il sostrato filosofico che prelude all'elaborazione di Arte dell'avvenire del 1910. In Metodo essi parlano espressamente delle loro conoscenze: "Ci rifornivamo di libri spiritualistici ed occultistici, mio fratello ed io, presso gli editori Diurville e Charcomac. Leggevamo l'occultista Eliphas Levi, Papus, teosofi come la Blavatski e Steiner, la Besant, segretaria della società teosofica, Leadbeater, Edouard Scourè".Balla, nei suoi taccuini, menziona i Manuali Hoepli (ad esempio Spiritismo di Pappalardo e Ipnotismo e magnetismo di Belfiore) e alcuni libri di psichiatria, tra cui quelli di Lombroso, famoso psichiatra, di cui Balla frequentò alcune lezioni all'Università di Torino.Giacomo Balla Nel 1912 si reca a Düsseldorf per la realizzazione delle decorazioni e dell'arredamento di Casa Löwenstein. Düsseldorf fu una delle città più attive della Secessione: da tale clima Balla attinse il gusto per il decorativismo e il passaggio dal campo delle arti applicate alla pittura. Questo tipo di decorazione viene approfondito nella serie delle Compenetrazioni iridescenti, dipinte tra la fine del 1912 e il 1914. Sono composizioni di tipo geometrico, con forme triangolari, a tessuto regolare, considerate un approfondimento dello studio dei rapporti cromatici. Secondo M. Calvesi, esse intendono esplorare il principio magico della corrispondenza: "L'idea della compenetrazione rimanda a quella, fondamentale in ambito ermeneutico e filosofico, dell'integrazione o congiunzione 'mercuriale', che è poi velata nel tema stesso dell'iride, simbolo dell'armonia e della purezza dei colori" . In tale espressione è calata la visione della totalità che si rispecchia nel particolare, del macrocosmo nel microcosmo.Questa 'congiunzione mercuriale' è possibile rintracciarla anche in un altro dipinto, intitolato Mercurio passa davanti al sole del 1914, di cui esistono varie versioni. Qui Balla riduce il fenomeno atmosferico ad una pura rappresentazione di forme geometriche semplici (triangoli e cerchi). Di nuovo secondo Calvesi,"il triangolo è la forma dinamica per eccellenza, la forma penetrante. La pittura di Balla non aspira, ora, a rappresentare l'oggetto, ma a darne l'essenza, lo stato rivelativo; e l'essenza, che si condensa nell'immagine, è, in ultima analisi, sensibilità, cioè poi lirismo" .Di carattere astratto, ma senza implicazioni magiche, è la serie delle Velocità del 1913. Balla giunge a queste raffigurazioni non più attraverso studi geometrici bensì attraverso lo studio del movimento, di chiara derivazione futurista. La velocità distrugge le immagini, perciò nella memoria restano solamente linee, curve e diagonali, che vengono evidenziate dall'uso della monocromia o bicromia. Balla, in sostanza, non pensa l'astratto ma lo verifica concretamente.Nel 1918 balla si interessa, grazie a Julius Evola, anche ai fenomeni metapsichici: da questo interesse nasce una serie di quadri dal titolo particolarmente significativo: Trasformazione forme-spiriti, in cui ricorrono, ancora una volta, il triangolo con la punta rivolta verso l'alto e fasci di luce gialla che sono il simbolo della trasformazione. In alto è possibile rintracciare le corrispondenze delle forme in spiriti.Dopo il 1920 Balla continua nella ricerca di un dinamismo astratto che viene a coincidere concretamente con lo sfondo dei quadri, in quanto il dipinto presenta ritorni alla figurazione.La Casa d'Arte di Bragaglia diventò un vero e proprio polo d'attrazione degli artisti romani. Bragaglia dal 1910 iniziò ad occuparsi di fotografia sperimentale e nel 1911 propose un nuovo tipo di fotografia. Con essa intese liberare la fotografia dal realismo naturale per arrivare a dare la sensazione del gesto e del suo movimento. Inoltre egli volle dimostrare la differenza oggettiva tra fotografie spiritiche e fotodinamiche poiché il suo intento era di documentare fenomeni di condensazione psichica che aveva in precedenza studiato.Gli esperimenti di Bragaglia (che ricordano quelli di Marey e di Muybridge) influenzarono molto la pittura di Balla. A tale proposito basti ricordare il celebre dipinto Dinamismo di un cane al guinzaglio del 1912, in diretta corrispondenza con l'altrettanto celebre fotografia di Bragaglia.È un manifesto datato 1915, firmato da Balla e Depero, i quali si definiscono "futuristi astrattisti". In questo manifesto, infatti, intendono ricostruire l'ordine dell'universo in termini astratti. "Daremo scheletro e carne all'invisibile, all'impalpabile, all'imponderabile, all'impercettibile. Troveremo degli equivalenti astratti di tutte le forme e di tutti gli elementi dell'universo, poi li combineremo insieme secondo i capricci della nostra ispirazione, per formare dei complessi plastici che metteremo in moto"Arnaldo GinnaÈ il primo pittore astratto italiano. In lui si trova il coraggio di avere aperto una nuova via all'arte, nel senso di una sensibilizzazione dello stato d'animo.Nel 1908 ebbe un forte esaurimento nervoso che lo costrinse a letto per qualche tempo. Era il periodo in cui frequentava l'Accademia di Belle Arti a Ravenna e si domandava "quale relazione emotiva legava ad esempio l'arte pittorica di Leonardo all'arte dei mosaici bizantini". Alla fine comprende che "il soggetto non aveva importanza, e non aveva importanza il mezzo usato, tutto dipendeva dall'armonia e dall'espressione dei colori, chiaro-scuro, cioè da una musica cromatica" . Tutto questo confluì e si concretizzò in un dipinto, Nevrastenia del 1908, che lo stesso Ginna definì "primo quadro veramente astrattista", in cui esprime uno stato d'animo utilizzando solamente i colori. È anche interessante notare che il titolo stesso è formato da un sostantivo astratto. Quello che è stato appena descritto è riferibile anche per Passeggiata romantica.Nel 1910 Ginna e Corra scrivono un trattato, Metodo, che intende essere un severo codice di comportamento, in cui sono confluite una miriade di citazioni e di esercizi che avrebbero dovuto mirare alla conquista della propria coscienza. Questo perché l'arte considera le passioni e l'artista deve saperle controllare per meglio esprimerle nei dipinti.Tali considerazioni si fanno più precise nel volumetto Arte dell'avvenire nel 1910 in cui Ginna tratta solamente di arte e di artisti, con collegamenti, però, a tutte le arti. La sua teoria è espressa in modo confuso (egli stesso lo ammette nel successivo Pittura dell'avvenire - 1915) ma comunque riesce a dare una definizione dell'arte: " Ecco definita l'opera d'arte: passioni in tali reciproci rapporti da formare un sistema - un sistema identico a quelli che si ruotano in cielo o a quelli tra le molecole nella materia, né più né meno. (…) Tale è la condizione dell'artista: sentimenti dentro; colori, o forme, o linee, o suoni, o parole fuori; relazione tra quelli e questi. (…) Qui sorge il concetto capitale: l'essenza delle arti è una, vari sono i mezzi di espressione. (…) È necessario che noi diamo alle cose della natura la nostra passione perché esse ci facciano sentire intensamente".Qualche anno più tardi, nel 1915, Ginna scrive Pittura dell'avvenire, in cui restringe il campo delle sue osservazioni alla sola pittura. È evidente un rifiuto della pittura tradizionale, ma il pittore dell'avvenire cosa dipinge? Insiemi plastici e cromatici costituiti accozzando e fondendo in modo nuovo gli elementi stessi".Insomma l'oggetto viene frantumato in parti più semplici che sono considerate i veri elementi primordiali in grado di ricostruire la nuova realtà artistica.L'oggetto ci dà delle sensazioni perché in sé contiene dei rapporti di linee e di colore. Anche la nuova forma astratta possiede tali requisiti in grado di produrre stati d'animo. Anzi tali forme astratte esprimono meglio questa sensibilità perché sono state create espressamente per tale scopo. L'artista sviluppa il proprio subcosciente (che non è incoscienza ma capacità di astrarre). Pesca, cioè nel "substrato universale" o "subcoscienza cosciente" le forme che gli servono per esprimere le passioni. Ginna chiamerà "pittura occulta" quest'arte che viene dal profondo e dichiara di essere stato il primo a professare questa teoria.Julius Evola (1898 - 1974) Il suo cammino artistico incomincia nel 1915 ma le prime opere da noi conosciute risalgono al 1917-18. La sua attività si divide in due fasi:1 1915-18 tendenze di idealismo sensoriale (cioè legato alle attività sensorie)2 1918-22 tendenze di astrattismo mistico.Il 1918 risulta essere l'anno di cesura in quanto segna la fine della prima guerra mondiale e il ritorno a casa di Evola.Evola fu influenzato dalla lettura dei testi di Nietzsche, da cui assorbe i concetti di volontà e di ribellione. Si interessa anche ai problemi dello spirito: le ricerche sull'interiorità derivano dal Simbolismo, che era ancora presente in quegli anni. Evola, inoltre, conosce Ginna a casa di Balla. E qui è interessante sottolineare una differenza importante tra i due. Entrambi cercano di ritrarre l'interiorità, ma mentre per Ginna si tratta di rappresentare una passione, Evola intende mostrare la globalità dell'essere. Evola presenta anche punti di interesse e di confluenza con il futurismo (grazie a Balla di cui fu amico e allievo), sebbene non fu mai un vero futurista perché mostrò sempre una propria personalità.Nel 1915 Evola va al fronte. Questa esperienza non è fondamentale dal punto di vista pittorico, ma da quello spirituale: al fronte, infatti, iniziò la crisi esistenziale che lo portò all'uso di droghe (le "acque corrosive"), che cronologicamente coincide con l'inizio del periodo dell'"astrattismo mistico", da lui stesso datato 1918. Questo astrattismo affonda le sue radici nell'ambito antroposofico, teosofico e filosofico dell'epoca; conobbe Decio Calvari, presidente della Lega Teosofica Indipendente di Roma. È durante questo periodo che Evola crea una serie di 'paesaggi interiori' (chiamati 'paesaggi dada'), che non assomigliano né ai paesaggi di Ginna né agli stati d'animo boccioniani.Sono rappresentazioni dell'individualità intesa come ego umano immortale. L'Assoluto è la conquista dell'essere che ha saputo elevarsi e farsi tale. L'uomo può rigenerarsi attraverso una tecnica precisa, un'arte (l'Ars Regia o alchimia) per diventare perfezione e raggiungere l'Assoluto. Quindi bisogna cambiare la natura per arrivare alla perfezione: in alchimia equivale alla trasformazione dei metalli vili per arrivare all'oro alchemico. Perciò è necessario risvegliare nell'uomo il dio dormiente, avvicinare l'interno all'esterno, annientando ogni dualismo.Un dipinto significativo da collegare a questo discorso può essere Fucina, studio di rumori (1917-18). Nelle fucine si lavorano i metalli e quindi si può pensare che qui ci sia un'allusione all'alchimia. Inoltre è da notare come i colori di Evola siano palesemente artificiali perché sono i colori dello spirito e della creazione, che non hanno nulla a che vedere con quelli della natura.
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