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Il Fascismo
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ORIGINE E ASCESA Figlio di Alessandro Mussolini e Rosa Maltoni, nato a Dovia di Predappio. Studia al Collegio Salesiano di Faenza e successivamente al Collegio Carducci di Forlimpopoli. Nel 1900 si iscrive al Partito Socialista, e l'anno dopo si diploma maestro elementare. Per evitare il servizio militare ripara in Svizzera. Nel 1904 rientra in Italia e si arruola bersagliere a Verona. L'attività giornalistica che, nel frattempo, aveva intrapreso lo porta ad essere dirigente del "L'avvenire del lavoratore". Nel 1912 assume la direzione dell'"Avanti!". Nel 1914 fonda il "Popolo d'Italia", di tendenza interventista, dopo essere stato espulso dal PSI per le sue posizioni in merito al ruolo Italiano di fronte alla Guerra. Il 1915 è l'anno in cui viene richiamato alle armi, ma un incidente durante una esercitazione lo rispedisce alla direzione del suo giornale. Il passo decisivo nella vita di Mussolini avviene nel 1919, quando fonda il movimento dei Fasci di combattimento. Questo movimento si autodefinisce "antipartitico", e nel suo programma si ritrovano riforme quali il suffragio universale, lotta ai "pescicani" che speculavano a danno degli Italiani, giornata lavorativa di otto ore, più tasse per i ceti ricchi. Nel programma del movimento era presente anche la posizione nazionalista: interventismo e rivendicazione di fiume e Dalmazia. Con questo programma, Mussolini dichiara la chiave del suo successo politico, e sul "Popolo d'Italia" scrive: "Noi ci permettiamo il lusso di essere aristocratici e democratici, conservatori e progressisti; reazionari e rivoluzionari, legalitari e illegalitari, a seconda delle circostanze di tempo, di luogo e di ambiente". Con questo programma Mussolini attira a sé gli arditi, i futuristi e gli anarcosindacalisti. Con questa configurazione, però, il movimento fascista ancora non è inquadrato, ciò avverrà nel 1920, quando Mussolini darà il via alla sua "campagna di adesioni". Nel 1919 Mussolini si presenta alle elezioni di ottobre, ottenendo solo 5000 voti; da quel momento in poi, la corsa al potere vedrà Mussolini e il suo Partito Nazionale Fascista sempre più uniti, fino a fondersi. Clima culturale: Futurismo e D'annunzio Due sono le presenze più significative di questo periodo: il Futurismo e D'Annunzio. Il primo influenzò il mondo culturale con i vari "manifesti" redatti da Marinetti e da Boccioni. D'Annunzio, da parte sua, rappresentò le esigenze e le aspirazioni in campo culturale e politico, dell'Italia all'indomani della Prima Guerra Mondiale. Futurismo e D'Annunzio hanno importanti punti in comune: rifiuto e distacco dai valori democratici e egualitari, progresso tecnologico, vitalità, rischio, militarismo e patriottismo. Questi nuovi ideali influenzarono l'ideologia fascista che stava prendendo forma in quel periodo. La differenza tra futurismo e D'Annunzio sta nel fatto che, di fronte al progresso tecnologico e scientifico, D'Annunzio cerca di esorcizzare la paura imponendo lo slancio superomistico al fine di ottenere il controllo dell'uomo sulle macchine, mentre il Futurismo vi aderisce totalmente e compone la sua opera come esaltazione dello stesso progresso. Il Futurismo, sorto con ideologie anarchiche, divenne sostenitore acceso del sentimento nazionale e dell'interventismo di guerra; in seguito, divenne, e qui è la sua contraddizione, arte del regime fascista, di cui il caso più eclatante è quello di Marinetti. Diverso il caso di D'Annunzio: additato come padre del Fascismo, venne inseguito guardato con sospetto dallo stesso Mussolini, poiché rappresentante emblematico del Fascismo movimento. Il Fascismo, dunque,, ricevette l'appoggio totale del Futurismo e fu erede diretto di D'Annunzio: gusto estetizzante dell'avventura e della ribellione all'autorità costituita, celebrazioni esteriori, discorsi roboanti e vuoti, teatralità dei gesti. Questi elementi potevano essere innocui, se non vi fossero stati aggiunti la mancanza del senso storico, il fastidio per il lavoro umile, la faciloneria, l'improvvisazione, il disprezzo e la sottovalutazione degli avversari: elementi che avrebbero distrutto l'Italia con la II Guerra Mondiale.Crisi postbellica e Biennio Rosso  La vittoria della Prima Guerra Mondiale, costata qualcosa come 600.000 uomini, non bastò pienamente all'Italia, dato che alcune rivendicazioni rimasero in sospeso: Trento, Fiume e la regione della Dalmazia. Bisogna dire che se le prime due erano già considerate "italiane", la Dalmazia rientrava nella politica imperialista italiana (ricordando il Patto di Londra del 29 aprile 1915). La situazione politica internazionale ,però, si presentò completamente trasformata: una nuova forza politica egemone, gli USA, si presentò nel Vecchio Continente. Il presidente americano Wilson si oppose energicamente all'annessione italiana della Dalmazia, provocando così il ritiro dei rappresentanti italiani, Sonnino e Orlando, dalla Conferenza di Parigi, il 24 aprile 1919. Questo fatto, in politica interna acutizzò di più la polemica tra le fazioni interventiste che avevano portato l'Italia in guerra: alcune si accontentarono di Trentino e Trieste, altre rivendicavano ancora la Dalmazia e Fiume. Fu così che si cominciò a parlare di vittoria mutilata. Le forze dominatrici della politica italiana erano quelle di destra e sinistra massimalista, che schiacciavano qualunque tentativo di mediazione democratica. Nel giugno '19 venne formato il governo di Francesco Saverio Nitti, che avrebbe guidato l'Italia in uno degli anni più bui della sua storia. Difatti il 12 settembre dello stesso anno, D'annunzio, sorretto da imperialisti e da alcuni reparti dell'esercito dissidente, occupò la città di Fiume, dichiarandola annessa all'Italia. L'occupazione dimostrò come fosse malvisto l'immobilismo governativo nelle questioni di alto interesse nazionale, ma soprattutto denunciò l'incapacità amministrativa della classe borghese liberale, allora al comando. Questo è anche il periodo del Biennio Rosso, nel quale le proteste proletarie si intensificarono di fronte ai numerosi licenziamenti, dovuti alla crisi delle fabbriche di produzione bellica; ciò determinò profonde trasformazioni sociali (richiesta aumenti dei salari ad esempio), crisi della classe liberale, nascita del Partito Popolare di Don Luigi Sturzo ( che rispondeva all'abbandono del principio di non expedit da parte della Chiesa), rafforzamento dei sindacati agrari e meccanici nonché del Partito socialista e, infine, comparsa sulla scena politica dei Fascisti. Il Biennio rappresentava, quindi, un serio pericolo per i latifondisti e gli imprenditori, nel quale scorgevano la "paura rossa", sulla scia della Rivoluzione russa del 1917, e alla quale trovarono come mezzo di risposta i Fascisti. IL FASCISMO AL POTERE I Fascisti, abilmente si fecero quindi portavoci del grave disagio di questi anni, si fecero promotori della "controrivoluzione preventiva" nei confronti del bolscevismo attraverso l'uso delle "squadre d'azione", e lo scopo che si prefissarono inizialmente fu quello di garantire l'ordine. Pur ottenendo solo 5000 voti alle elezioni del '19, cominciarono a farsi propaganda attraverso le "squadre d'azione", con il tacito consenso delle forze dell'ordine e della magistratura che appoggiarono il Fascismo attraverso l'adesione del proprio personale. Da ricordare a questo proposito l'eccidio del Palazzo d'Accursio, nel quale i fascisti, per impedire la regolare adunanza del vincente partito socialista alle elezioni amministrative di Bologna, diedero il via a proteste violente con le quali dieci persone morirono nel tumulto generale. . Questi fatti determinarono la caduta del governo Giolitti, che non era intervenuto militarmente in quella occasione, alle elezioni del '21 nelle quali lo stesso Giolitti sperava di diminuire il numero dei socialisti e rafforzare quello dei democratici. I fascisti ottennero 35 seggi alla Camera. Successivamente Mussolini omogeneizzò ed inquadrò gli uomini del suo partito e nel congresso di Roma del '21 riuscì a formare il Partito Nazionale Fascista, con il testo del Programma e Statuto del PNF, nel quale i principi cardine sono: rifiuto dell'internazionalismo, esaltazione dell'imperialismo, economia di stampo liberale e concessioni religiose. Nel luglio del '22 il governo Facta, non sapendo come reagire al metodo di propaganda del PNF, perse il consenso del Senato. Re Vittorio Emanuele, al contrario, rinominò Facta, facendo così seguito alle proteste dei socialisti e dei comunisti, che in qualche modo avevano intuito lo scopo del PNF. A tal punto i fascisti altro non aspettarono che il momento di prendere il controllo del governo: essi, guidati dal "quadrunvirato" formato da Balbo, De Bono, Bianchi e De Vecchi, si concentrarono a Napoli per attendere nuovi ordini da Mussolini. Quest'ultimo indisse la famosa Marcia su Roma, concretizzatasi il 28 ottobre. A tale manifestazione, Vittorio Emanuele, dopo una condotta alquanto ambigua, dichiarò Mussolini capo di Stato e affidò a lui il compito di nominare i nuovi ministri. Così Mussolini si rivolse al re quando si presentò al suo cospetto: "Chiedo perdono a vostra Maestà se sono costretto a presentarmi ancora in camicia nera, reduce dalla battaglia, fortunatamente incruenta, che si è dovuta impegnare. Porto a Vostra Maestà di Vittorio Veneto, riconsacrata dalla vittoria, e sono fedele servo di vostra Maestà". Negli anni '23-'25 il Partito Nazionale Fascista continuò a consolidare le proprie basi di controllo politico. Mussolini presentò la formazione del nuovo governo già il 31 ottobre del '22: vi erano inclusi anche i democratici e i socialisti. Sempre nel '22 si formò il quadro dirigente del Partito: il Gran Consiglio del Fascismo (che si sostituiva al Parlamento Italiano), venne creata la Milizia Volontaria Fascista (che si sostituiva alle Forze dell'Ordine regolari); si ebbe anche l'appoggio del SIM, il servizio segreto ricostituito sempre nel '23. Questi organi parastatali sarebbero stati strumenti di repressione delle opposizioni politiche. Con la Legge Acerbo del '23, Mussolini ridusse in minoranza le opposizioni, al minimo del 25% dei seggi della Camera. Il socialista Giacomo Matteotti, all'indomani delle elezioni del '24, denunciò il clima instaurato del Fascismo nel periodo stesso delle elezioni. Dieci giorni più tardi Matteotti fu prelevato da una squadra fascista e ucciso.Solo il 16 agosto sarebbe stato ritrovato il suo cadavere. Le opposizioni, in segno di protesta, abbandonarono le sedute della Camera, ma ciò permise a Mussolini di prendere il potere più velocemente. Il 3 Gennaio 1925, Mussolini dichiarò di assumersi "la responsabilità politica, morale e storica di tutto quanto era avvenuto", e di schiacciare definitivamente l'Aventino: cominciava così l'inizio del regime fascista. Vengono di seguito riportate le parole che Mussolini pronunciò in tale occasione: "Dichiaro qui, al cospetto di questa Assemblea e al cospetto di tutto il popolo italiano, che io assumo, io solo, la responsabilità politica, morale, storica di tutto quanto è avvenuto[…] Se il fascismo è stato una associazione a delinquere, io sono il capo di questa associazione a delinquere! […] quando due elementi sono in lotta e sono irriducibili, la soluzione è nella forza".EDIFICAZIONE DELLO STATO TOTALITARIO I provvedimenti speciali Mussolini, a seguito di alcuni attentati alla sua persona, promulgò delle leggi speciali, note come "Leggi fascistissime", a partire dal Dicembre del 1924. Queste leggi prevedevano:Nuove funzioni del Capo del Governo, responsabile solo di fronte al Re Il Gran consiglio del Fascismo al posto del Parlamento Stretto controllo delle opposizioni al regime Come ha fatto il Fascismo, una volta salito al potere, a "sostituirsi" allo Stato? Le classi dirigenti dell'economia e della politica procedettero alla "costituzionalizzare" il Fascismo, per renderlo più "controllabile" e per privarlo della sua carica eversiva e anticostituzionale. Detto ciò, la conseguenza, tuttavia, non fu quella sperata. Difatti, con la creazione del "Gran Consiglio del Fascismo", della "Milizia Volontaria Fascista", Mussolini ottenne la sostituzione di questi con il Parlamento e le forze armate rispettivamente. Non solo, ma lo stesso Mussolini, divenuto capo di governo, assunse il titolo di "Duce del Fascismo", e con ciò si rese responsabile solo di fronte al sovrano. In seguito venne creato il "Tribunale speciale per la difesa dello Stato", al posto di quello tradizionale, e che fu mazzo di protezione degli interessi del PNF. Non solo il Fascismo attuò cambiamenti a livello politico, ma introdusse anche organi di carattere culturale quali l'Opera Nazionale Balilla e i Gruppi Universitari Fascisti. Nacquero, inoltre, testate editoriali e quotidiani sotto il pieno controllo del PNF, tra le quali ricordiamo l'Enciclopedia Italiana della Treccani, la quale ebbe, tra i suoi redattori, lo stesso Gentile. Quindi, riassumendo, il Fascismo regime cercava di ottenere il controllo totale della politica, economica e culturale, se non religiosa, della comunità italiana.La giustificazione teoricaMentre a Mussolini spetta l'azione pratica, a Gentile corrisponde la formulazione dell'ideologia del PNF. Dopo un ventennio di collaborazione con Benedetto Croce, Gentile si schiererà sempre più decisamente con il Fascismo. Nell'era fascista, Gentile diviene Ministro della Pubblica Istruzione dal 1922 al '24, mente organizzatrice dell'Enciclopedia Italiana e Presidente dell'Accademia d'Italia. Gentile ha come base di partenza la filosofia di Hegel, al quale spetta il merito, secondo lo steso Gentile, di aver ricostruito e riscoperto il concetto di Stato nella storia del pensiero. Il fondamento della dottrina fascista è l'esaltazione dello Stato di fronte all'individuo, difatti, nell'edizione del 1932 dell'enciclopedia Italiana, alla voce "fascismo", troviamo: "…il Fascismo ha riaffermato lo Stato come la realtà dell'individuo…". Gentile, inoltre, individua l'antecedente storico del Fascismo nel Risorgimento, il quale aveva come concetto fondamentale l'uomo che attua il proprio destino innestandolo alla vita della famiglia, della Patria, dell'umanità, e in generale al processo della Storia. Si tratta ora di trovare la dinamica dialettica per la quale lo Stato trova realizzazione nel Fascismo. La risposta viene dall'opera "Genesi e struttura della società. Saggio di filosofia pratica" (1946), in cui l'individuo viene richiamato a trascendersi con lo "Stato Etico", nella Legge Pubblica e nel Capo. Secondo Gentile, il concretizzarsi della vita spirituale non si attua nelle libertà particolari, soggette ad arbitrio, e nello "Stato" astratto del Diritto, ma attraverso il meccanismo di autocoscienza che porta l'individuo ad unificarsi con lo Stato e a ritrovare la libertà in quest'ultimo. In questo meccanismo totalitario, l'etica dell'uomo si realizza, appunto, nello Stato, pertanto il Diritto e la Politica si attueranno nell'Etica sovrana dello Stato Fascista. Quest'ultimo è considerato l'inveramento dei valori della tradizione Italiana del Risorgimento.

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